A questa richiesta dedico l’intera mia vita –
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Il cinema Azzurro Scipioni di Silvano Agosti
Potremmo iniziare narrando la breve e ampia storia della sala che ha preso avvio da due elementi:
a) che ho fatto un sogno in cui il grande Charlie Chaplin mi rimproverava perché il cinema non lontano da casa mia era chiuso;
b) perché avendo prodotto lo straordinario film di Franco Piavoli “Il pianeta azzurro”
e, nonostante il grande risultato al festival di Venezia e sulla stampa
e gli innumerevoli premi e la dichiarazione del prestigioso critico
cinematografico Tullio Kezic: “Il Pianeta azzurro dovrebbero vederlo per
legge tutti gli italiani”, risultava impossibile per un film
indipendente d’Autore e d’Arte come “Il pianeta azzurro” accedere anche a
una sola delle duemila sale sul territorio nazionale. Nove decimi delle
sale presenti sul territorio, allora come oggi, erano occupate da film
di produzione industriale americana e per il restante un decimo erano e
sono riservate al cinema industriale italiano.
Poi esisteva un fragile circuito cosiddetto d’Essai, così definito in
modo ermetico per scoraggiare ulteriormente anche i pochi ipotetici
frequentatori. In queste sale l’industria stessa relegava e relega ancor
oggi quei film che, avendo una parvenza di impegno “guasterebbero” i
gusti del pubblico in cerca solo di “evasione” dalle miserie del
quotidiano.
E’ per questo che dopo vari e vani tentativi di trovare una sala, ho
deciso di aprirne una io stesso, memore del sogno in cui Charlie Chaplin
mi sgridava per via di quel piccolo cinema nei pressi di casa mia, che
era stato chiuso.
Vorrei qui ricordare che, prima di aprire il cinema Azzurro Scipioni,
ho fatto un tentativo disperato e per certi versi ironico che mi ha
insegnato molte cose. Non riuscendo a trovare alcuna sala ho deciso di
far uscire questo raffinatissimo film al Cinema Modernetta.
Il cinema Moderno e Modernetta erano due note sale porno della
capitale. Così la cassiera del cinema chiedeva ad ogni spettatore:
“Porno o Pianeta azzurro?” L’idea si rivelava eccellente. Evidentemente
per la falsa coscienza degli intellettuali romani lo stimolo di vedere
un capolavoro in una sala porno, accanto ad un’altra sala porno nella
quale forse si poteva dare una sbirciatina senza la vergogna, grazie al
prestigio del “Pianeta Azzurro” di essere scambiati per uno spettatore
di film porno. Ma anche lì, perfino lì, l’industria, questa volta
culturale, ci ha impedito di esistere.Vedendo lo strepitoso successo del
Pianeta Azzurro in una sala porno, Renzino Rossellini,
improbabile nipote del grande Roberto, ci ha fatti andar via e ha fatto
mettere in programmazione “Querelle”, di Fassbinder.
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